domenica 22 novembre 2015

Per la giornata contro la violenza: I Monologhi della Vagina a Pero

Per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne l'Associazione TerraLuna organizza a Pero una serata con lo spettacolo teatrale I Monologhi della Vagina, dall'opera originale di Eve Ensler.

Questi monologhi, diventati famosi in tutto il mondo, hanno dato voce, finalmente, alla vagina:  cioè alla parte più intima (e misconosciuta) di tante donne, diverse per età ed estrazione sociale.  

Un progetto nato a partire da oltre 200 conversazioni sul sesso, sulle relazioni e sulla violenza: che cosa pensano le donne quando si parla di vagina? E quanta consapevolezza hanno del fatto che l’amore, così come la violenza, sono connesse con questa loro parte del corpo, che più di ogni altra le identifica? Sono queste le domande da cui muove il lavoro della Ensler; che avviato in forma di spettacolo, nel 1998, è poi sfociato in un vero e proprio movimento contro la violenza, culminato con la nascita, nel 2001, del V-Day, o One Billion Rising, il più grande movimento globale contro la violenza sulle donne della storia.
Per la prima volta lo spettacolo a Pero, con il patrocinio del  Comune, in occasione degli eventi per la Giornata Internazionale per eliminare la violenza contro le donne. Regia di Ornella Bonventre. Con Maria Piacente, Marco Nicosia, Paola Aureoli, Tiziana Bianchini, Piluccai Lagattuta, Claudia Campani, Giusy Rossi, Chiara Mangia. 
24 novembre alle ore 21.00, presso il Centro Greppi di Pero (via Greppi 12 - MM linea rossa Pero). L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

venerdì 20 novembre 2015

25 novembre 2015 a Milano. La violenza non è amore: incontro in Zona 3

Nella Giornata Internazionale per l'eliminazione della Violenza contro le Donne il Consiglio di Zona 3 a Milano, in collaborazione con l’associazione DonneinQuota e con Francesca Tucci (autrice del libro "Storia di violenza di genere. Margherita", ed Laterza), invita a un’iniziativa di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere e della violenza assistita.

Interverranno Donatella Martini, Presidente Associazione DonneinQuota • Carlo Trionfi, Giudice onorario Tribunale dei Minori • Francesca Tucci, scrittrice e insegnante di lettere al Liceo Virgilio di Milano • Renata Fontanelli, giornalista.
25 Novembre 2015 ore 20.00, presso la Sala Consiliare di Zona 3, Via Sansovino 9, Milano

mercoledì 18 novembre 2015

25 novembre 2015 a Milano: flashmob a Scienze Politiche

Per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, appuntamento nell'atrio della Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali, per un Flashmob con Reading di testi sul tema della violenza di genere. L'invito è a partecipare indossando tutte (e tutti) qualcosa di rosso.
Partecipano alla lettura: Cristiana Di San Marzano (giornalista e scrittrice, co‐autrice di Amorosi assassini), Marilisa D'Amico (avvocata e Prof.ssa di Diritto Costituzionale presso Università degli Studi di Milano) e le Associazioni Emergency, Terre des Hommes, Libera, Fermati Otello, UISP, Padri Somaschi e WeWorld.
Aderiscono inoltre i Centri di Ricerca Universitari: DIReCT - Discrimination and Inequalities Research Strategic Team e Genders - Gender & Equality in Research and Science.

martedì 13 ottobre 2015

Prostituzione e tratta per sfruttamento sessuale: un convegno fa il punto a Milano

Alla Casa della Cultura di Milano (Via Borgogna 3) un convegno mette a confronto modelli e proposte europee e italiane in tema di prostituzione e di lotta alla tratta:  il 19 ottobre 2015  •  h. 9.30 - 17.00.

Programma del mattino: 9,30 - 13,00
• introduce e modera Donatella Martini (DonneinQuota) • Intervengono:
Marilisa D’Amico - Costituzionalista: Legge Merlin: 57 anni dopo, punti forti e debolezze
Suor Claudia Biondi - Caritas: Prostituzione e tratta: due facce della stessa medaglia
Maria Costa – L’esperienza del Centro Donna Cgil Milano: Molestie sessuali sul lavoro; Abusi e diritti negati: le lavoratrici agricole
Elvira Reale - psicologa: la prostituzione come servitù sessuale: la più antica oppressione di genere
Diana De Marchi - L’esperienza dell’ex Provincia di Milano
Lo zoning in Città, ne discutono: Yuri Guaiana (consigliere radicale Consiglio di zona 2); Rosaria Iardino (consigliera delegata P.O. Città Metropolitana)

Programma del pomeriggio:  14,00 - 17,00
• introduce Tiziana Scalco (Cgil  Milano) • Intervengono:
Mary Honeyball (europarlamentare): La Risoluzione europea 
Francesca Russo (Amnesty International): La posizione di Amnesty 
Siusi Casaccia (Lobby Europea delle Donne): La prostituzione in Europa

Segue Tavola rotonda • Modera Rinaldo Gianola; con:
Giovanna Martelli (Consigliera del Presidente del Consiglio per le Pari Opportunità) Pina Maturani e Sergio Lo Giudice (Senatori del Partito Democratico) Vera Lamonica (Segreteria nazionale CGIL) Pietro Romano (Sindaco di Rho e Consigliere al bilancio della Città Metropolitana) Stefania Cantatore (UDI Unione Donne in Italia)

E’ stata invitata Sara Valmaggi, Vice Presidente del Consiglio di Regione Lombardia

martedì 6 ottobre 2015

Minori, la tutela dei diritti e il ricorso alla Corte di Strasburgo

di Nadia Somma • E’ un convegno che merita attenzione quello di mercoledì 7 ottobre a Milano. Mesi fa ho scritto, insieme ad altre blogger, della morte annunciata di un bambino che doveva essere protetto dalle istituzioni. Un fatto grave per il quale vennero rinviati a giudizio due assistenti sociali e un educatore; ma poi, tutti assolti dalla Cassazione lo scorso mese di gennaio [qui le motivazioni della sentenza]. 


Mercoledì 7 ottobre, all'Urban Center di Milano (Galleria Vittorio Emanuele, 11/12; h. 13 - 17) si parla di tutela dei minori nelle famiglie dove ci sono maltrattamenti e violenze nel convegno promosso dall’associazione Federico nel Cuore fondata da Antonella Penati, la mamma di Federico Barakat, ucciso  dal padre a soli otto anni, durante un incontro protetto nella sede dell’Ausl di San Donato Milanese. 

Antonella Penati oggi è impegnata su due fronti: il primo è il ricorso alla Corte di Strasburgo (ne parlerà lei stessa al convegno) perché si chiariscano quali debbano essere, in Italia, le responsabilità delle istituzioni per tutelare i bambini oggetto di minacce da parte di un genitore. Il secondo è mantenere alta l’attenzione sui protocolli e le procedure da seguire nei casi di violenza familiare quando ci sono dei bambini ostaggio di situazioni a rischio. Il caso di Federico Barakat deve far riflettere tutti gli operatori del servizio sociale, magistratiforze dell’ordineeducatori: perché si prenda coscienza del fatto che Federico non è stato ucciso per una fatalità ed evitare che in futuro altri bambini o bambine siano esposti allo stesso rischio.
Da parte mia porto a questo convegno l’esperienza dei centri anti-violenza, parlando delle connessioni che esistono tra femminicidio e filicidio  e delle lacune che devono essere colmate affinché le istituzioni rispondano adeguatamente al problema della violenza contro le donne, proteggendo anche i loro figli. Interventi degli avvocati Federico Sinicato e Bruno Nascimbene, esperti in tema di diritti dei minor, che hanno fatto il ricorso alla Corte di Strasburgo; la giornalista Cristina Obber in qualità di moderatrice.
Pubblicato anche sul Fatto quotidiano e su Il porto delle nuvole

domenica 4 ottobre 2015

Il TTIP non è come ce lo racconta la pubblicità. Venite a scoprire cos'è davvero

10 ottobre 2015, appuntamento alla Casa delle Donne per parlare insieme di cos'è il TTIP… o Trattato Transatlantico per il Commercio tra usa e Unione Europea. Perché è un disastro lo avevamo spiegato qui


Ma la RAI è di un altro parere e, da mesi, ci sta raccontando un'altra storia; anzi, gli dedica anche spot pubblicitari che ne decantano presunti benefici effetti: togliendo vincoli vari (leggi: tutele per l'ambiente, la salute e i diritti) garantirà più crescita, più esportazioni, più occupazione, ecc ecc. informazione vera zero, discussione pubblica zero. I negoziati e le decisioni che riguardano questo catastrofico trattato, così come altre catastrofiche leggi europee, sono stati tenuti sempre al riparo di informazione e critiche; fermarle poi, quando sono in dirittura d'arrivo, o già arrivate, è naturalmente molto più difficile. E infatti sarà difficile; già lo è. Parliamone subito, parliamone adesso.
10 ottobre alla Casa, h. 10,30, in via Marsala 8.

venerdì 17 luglio 2015

Si è dimesso Angelo Colombo, l'assessore contestato per la sua opinione sulle donne che "provocano" lo stupro

Non sono di Sel né razzista, ma certe donne provocano e rischiano da come si vestono: si è dimesso Angelo Colombo, assessore allo sport del Comune di Cassano D'Adda, che aveva così commentato, sulla sua pagina FB, la denuncia di stupro di una ragazzina di quindici anni.


Le proteste erano montate sul web e anche D.i.Re e Arcilesbica avevano chiesto che l'assessore lasciasse subito l'incarico mentre l'Italia dei Valori aveva chiarito che l'assessore non era più un suo rappresentante  (dal novembre 2014) e condannato come inaccettabili le parole pubblicate sul social network.  
Colombo dopo le proteste aveva chiesto scusa ed aveva cancellato il commento, poi la decisione di dimettersi prima del voto sulla richiesta di rimozione immediata e di ritiro delle deleghe, che era previsto per il Consiglio Comunale del 21 luglio prossimo. 

L'assessore  si è giustamente dimesso dal suo incarico ma sul web, ogni giorno, vengono pubblicate opinioni sulla violenza contro le donne che ci fanno toccare con mano come il ventre di una parte della società metta al centro  sempre le vittime, chiamate a limitare la propria libertà perché "lo stupro esiste come possibilità e sta a loro evitarlo"
E accade ancora che le donne stuprate, quando denunciano, oltre al trauma e al doloroso iter processualecome non fosse abbastanza debbano affrontare   anche processi collettivi di ri-vittimizzazione che fanno uscire di scena l'autore dello stupro mettendo sul banco degli imputati proprio loro, giudicate per i loro comportamenti.  
A rendere tenace la colpevolizzazione sono anche l'immaginario sullo stupro e la percezione dello spazio pubblico come spazio maschile inibito alle donne. Così si pensa che quelle che vi si avventurano trasgrediscano alla legge non scritta che vuole che il loro spazio sia solo fra le mura sicure della casa (là dove, peraltro, avviene in realtà il maggior numero di violenze compresi gli stupri). Abbiamo scritto fiumi di inchiostro su questi temi ma evidentemente non è ancora sufficiente a spazzar via la tolleranza, l'accettazione o la giustificazione per un reato odioso che è tra le più gravi violazioni dei diritti umani delle donne. La mentalità che emerge squallida nell'epico processo per stupro del 1979, sostenuto dalla grande Tina Lagostena Bassi, è ancora lì, e in troppi non hanno ancora imparato niente. 

domenica 12 luglio 2015

I nostri vecchi nelle RSA: è un problema di cultura e politico. Come sempre

E' di ieri la notizia di anziani svillaneggiati e picchiati in una Rsa a Prato.
Rsa… Rsa… che significa? ah si, ecco, Rsa vuol dire: Residenza Sanitaria Assistenziale
Per fare un esempio, residenze come questa. Il pensiero torna a questa lettera pubblicata un mese fa da Isabella Bossi Fedrigottimia madre aveva 91 anni ed è morta come mai avrebbe voluto, in una casa di riposo tra le peggiori, dopo soli 4 mesi di ricovero (…) presso una Rsa. Un luogo splendido all’apparenza, con un ingresso, reception e bar da hotel, ma ai piani un’assistenza e un contesto pessimi. La sedano, troppo, la troviamo in stato quasi comatoso di giorno, ogni giorno. Quando non dorme, la troviamo col capo riverso su una sedia a rotelle nella sala comune, dove assistenti del tutto indifferenti anche alle più banali richieste (bere, un cuscino dietro al capo, gli occhiali da vista a terra) stanno sedute a gruppetti dentro una specie di guardiola. Non è consentito a noi figlie sostare al momento dei pasti ma quando in più occasioni lo facciamo senza farci vedere, ci accorgiamo che il suo pasto non viene quasi consumato, oppure lei stessa maldestramente lo rovescia. L’igiene lascia a desiderare: gli anziani vengono cambiati solo a orari fissi e ovviamente aleggia per il corridoio un odore sgradevole. Facciamo presente al responsabile medico del reparto le condizioni di nostra madre e l’evidente e continuo peggioramento a cui assistiamo, ma la dottoressa ci fa notare che nostra madre è molto «richiestiva» e sedarla è d’obbligo. Quando più volte chiediamo alla caposala che cosa la sera prima le è stato somministrato, ci risponde «nulla, sta solo smaltendo l’eccesso». Mia madre muore il giorno stesso in cui eravamo riuscite a trovarle posto in un’altra struttura. Al di là dell’esperienza personale e della denuncia doverosa di questo luogo indegno affinché si possa sapere ed altri possano non incorrervi, io mi chiedo: ma lo Stato vuole rendersi conto che l’assistenza agli anziani è ormai diventata un’emergenza? Per garantire ai nostri anziani (ma tra poco anche a noi) un fine vita dignitoso spetterà solo a noi figli ospitarli privandoci di quella libertà magari già ridotta dall’essere ormai nonni? (Ornella Benfanti). 
La prima cosa che ci viene da osservare è che la frase spetterà solo a noi figli ospitarli andrebbe sostituita con spetta solo a noi figlie (o nuore) occuparceneperché (fatto peraltro accettato da tutti per tacita legge) il welfare in questo paese è  scaricato sulle spalle delle donne, le quali non hanno tregua. Ormai nonne, sono schiacciate su due lati: devono occuparsi da un lato dei nipotini, dall'altro dei vecchi genitori. La giornalista commenta così: "Certo che dovrebbe rendersene conto lo Stato, cioè tutti noi (??), perché ci riguarda uno per uno, con l’aggravante che abbiamo meno figli delle generazioni che ci hanno preceduto e saremo perciò ancora più soli. Invece viviamo per lo più da smemorati, che, pur avendo visto le sofferenze patite dai nostri vecchi, preferiamo non pensare che le stesse potrebbero toccare a noi. E da chi, invece, ci pensa, non raramente sentiamo ripetere: andrò in Svizzera, andrò in Olanda... È davvero questo che vogliamo?" (noi??). Bè, non è un po' pochino? Forse andrebbe aggiunto qualcosa. Primo, quanto già detto sopra. Secondo, che la risposta andrò in Svizzera, andrò in Olanda… se la può sentire dare solo una signora altolocata, che evidentemente ha amici alquanto ricchi - dunque, nemmeno fa testo.  Terzo, che è inammissibile che in strutture pubbliche, pagate con le nostre tasse, e che eppure hanno un alto costo per chi ne usufruisce, manchi la formazione ba-si-la-re per cui ai degenti sono rigorosamente dovuti cura e rispetto. Dovuti, non optional. Quarto, che gli episodi di gravi maltrattamenti di vecchi (ma anche di bambini, o di disabili, cioè di persone inermi che non hanno modo di denunciare e di difendersi), si ripetono in modo preoccupante, tanto da pensare che, alla fine, le strutture in cui i nostri vecchi sono trattati bene siano solo felici eccezioni; così come gli sforzi di sensibilizzazione e formazione (vedi qui un esempio). 
Sul piano culturale, tutto ciò poggia sul deserto di una cultura delle relazioni, e sull'intreccio di questo vuoto con il sessismo (quello che ritiene naturale che, nella famiglia, della cura si debbano occupare praticamente solo le donne). Nella percezione comune - e in primis, della politica! manca questo:

Lo stesso mix che produce, nelle relazioni fra i sessi, il femminicidio. Strutture e cultura sono entrambe carenti, e questo si origina dalla totale inadeguatezza dell'intervento politico. C'è poco da fare: sempre lì si ritorna.
E il bello, è che c'è chi in politica si sforza; buone leggi SI FANNO - anche in questi ambiti. E poi si stroncano.

martedì 23 giugno 2015

Le artiterapie riunite a Milano: una 4 giorni per Expoincittà

di Simonetta Ottone • Gusto per le Artiterapie: assaggi per nutrire il corpo e l'anima. Le  più grandi Associazioni in Italia nell’ambito delle Artiterapie si riuniscono nel primo evento dedicato: più di 120 appuntamenti tra Laboratori Espressivi, Tavole Rotonde, Mostre e Spettacoli, in una 4 giorni dal 25 al 28 giugno per Expo 2015, all’interno del calendario Expoincittà. 

Si tratta di una iniziativa destinata a dare visibilità a chi opera in ambito pubblico e privato in quell'importante settore che fa da cerniera tra il mondo sanitario e il mondo del benessere, della promozione alla salute, e della qualità del proprio percorso terapeutico e di evoluzione personale. Tantissime le donne impegnate in questo ambito coraggioso e innovativo, ampiamente applicato in Italia e particolarmente riconosciuto in Europa. Tra le associazioni presenti, Associazione Professionale Italiana DanzaMovimentoTerapia (APID), contribuisce con importanti iniziative da parte di operatori provenienti da tutta Italia e mobilita tutte le sezioni regionali APID, a dare impulso alla partecipazione e divulgazione della cultura della danza e del movimento come straordinario strumento in ambito preventivo, riabilitativo e educativo.
COLAP - Coordinamento Libere Associazioni Professionali, disciplinate dalla legge 4/2013 (disposizioni sulle professioni non organizzate in ordini e albi) è l'ente di riferimento. Si tratta di una forma aggregativa riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico preposta a fare da garante delle professioni associative e di rappresentanza di un settore economico ancora sotto rappresentato,  ma che costituisce una fetta importante del comparto produttivo italiano contribuendo alla produzione del 7% del PIL, con più di 3,5 milioni di lavoratori (il 14% degli occupati). Un bacino occupazionale importante soprattutto per i giovani e per le donne, in grado di facilitare l'accesso alla professione e la promozione delle pari opportunità, grazie anche alle modalità dinamiche e flessibili di lavoro che lo caratterizzano.

L'obiettivo principale di questo universo professionale è quello di far sì che le politiche del lavoro non siano svincolate dalla vita delle persone. In questo le donne, come spesso avviene, si impegnano ogni giorno in prima linea.

mercoledì 17 giugno 2015

Donne milanesi e donne che portano il mondo a Milano: nessuna sia straniera

Il settimo incontro pubblico delle donne a Palazzo Marino è dedicato alle donne del mondo che vivono a Milano. Una vera e propria assemblea che chiama a raccolta le milanesi e quelle che milanesi sono diventate, giungendo da ogni parte del mondo.

Invitando a partecipare, Anita Sonego (Presidente Commissione Pari Opportunità e Vice Presidente Commissione Cultura) dice: "Per una volta le italiane ascolteranno la voce, i progetti, i desideri delle donne provenienti da tutte le parti del mondo che vivono a Milano. Spero che la sala Alessi veda presenti molte e molti native e nativi. Soprattutto in questo periodo abbiamo bisogno di costruire una città multiculturale e una società aperta alle diversità".
E' un invito da non perdere. Perché l'integrazione, la capacità di coesistere e, soprattutto, di trarre un bene dalla necessità di farlo (e non conflitti), passa per le donne. E, semmai, piuttosto tardivo: crediamo infatti che avrebbe dovuto essere organizzato all'inizio della nuova amministrazione. Ma comunque, ora c'è; ci auguriamo che sarà molto partecipato e che conduca a nuovi importanti sviluppi. 
Venerdi 19 giugno 2015, h. 17, 45,  Sala Alessi a Palazzo Marino (Piazza Scala).




martedì 16 giugno 2015

Impara (gratis) l'automotivazione: una proposta di Young Women Network, con Anna Zanardi

La chiave di volta per ottenere risultati migliori da se stess* e dagli altri si chiama automotivazione. Ma come si attinge questa utilissima risorsa? Alcune istruzioni per l’uso saranno date giovedì 18 giugno 2015 al workshop “L’arte dell’automotivazione”, organizzato da Young Women Network in partnership con Mediobanca (h. 19.00 presso Mediobanca in Piazzetta E. Cuccia 1, Milano).


Il workshop sarà tenuto da Anna Zanardi: stimatissima professionista e board advisor per numerosi consigli di amministrazione, Zanardi segue come executive coach gli amministratori delegati e i comitati di direzione, collabora come editorialista con quotidiani e riviste ed è autrice di una ventina di saggi su leadership e organizzazioni, oltre che di pubblicazioni cliniche. Il seminario, con l’obiettivo di trasmettere le principali tecniche del coaching automotivazionale, sarà aperto da un apertitivo di networking; poi, dopo una spiegazione teorica sul significato e i vantaggi dell’automotivazione, i partecipanti svolgeranno un esercizio pratico sul tema. “Young Women Network ha tra i suoi obiettivi di dare formazione non formale alle sue socie; per questo vogliamo dare l’occasione a più persone possibile di apprendere una soft skill come l’automotivazione: poco conosciuta ma molto utile, sia nel lavoro, sia nella vita in generale”. (Teresa Budetta, presidente di YWN).
Ingresso, gratuito e riservato alle socie Young Women Network, previa iscrizione online. Per info e accredito stampa: comunicazione.ywn@gmail.com

sabato 13 giugno 2015

Di ritorno dal Kurdistan

Del perché sia importante e necessario far conoscere la storia delle combattenti curde, e dare il massimo sostegno alla resistenza del popolo curdo contro l'Isis, abbiamo detto QUI

Ora la Casa delle Donne di Milano offre anche l'occasione di un incontro in cui conoscere da vicino questa realtà: il 15 giugno (alle h. 18 in via Marsala 8) donne italiane di ritorno da un viaggio in Kurdistan, e donne curde, porteranno immagini da questa straordinaria esperienza e parleranno della loro determinazione a sconfiggere la barbarie dell'ISIS e a conseguire una pace giusta, in una società capace di riconoscere pienamente il valore delle donne. Saranno presenti, oltre a Gloria Geretto del CISDA (organizzatrice del viaggio), l'attivista curda Zeynep Kurban, Mem Alan (volontario nel coordinamento degli aiuti ai profughi di Kobane gestiti dalla municipalità di Suruc), e Gea Piccardi (attivista e videomaker).

lunedì 25 maggio 2015

Donne nell’economia: dibattito aperto alla Casa delle Donne, con Young Women Network

Come è cambiato il ruolo delle donne nella società e nell’economia in Italia? Come lo scambio intra-generazionale può influire sul cambiamento nelle questioni di genere? Come le donne possono contribuire a rendere l’economia più etica?


Sono alcuni dei temi del confronto fra donne del 27 maggio 2015, con le Millennials di Young Women Network, presso la Casa delle Donne di Milano (h. 19, Via Marsala, 8). L’obiettivo dell’incontro è sviluppare progettualità comuni e condividere i punti di vista sui femminismi delle due associazioni; interverranno Lea Melandri (presidente Libera Università delle Donne) e Nicoletta Gandus (co-presidente Casa delle Donne). Modera Kibra Sebhat (La27Ora e Piano C).
“La questione di genere esiste ancora in Italia”, ricorda Teresa Budetta (presidente di Young Women Network) “le donne sono ancora discriminate sul lavoro sia in termini di stipendi, che di opportunità di carriera. Il loro contributo invece potrebbe aiutare a risollevare le sorti dell’economia italiana, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo”. "La rivoluzione culturale femminile è un'occasione per tutti per migliorare la nostra società rendendola diversa e inclusiva. E’ un’occasione per le giovani ragazze di produrre pensiero ed essere incisive nella sfera pubblica, creare iniziative e alimentare passioni che passeranno di generazioni in generazioni” aggiunge Francesca Devescovi, del consiglio direttivo della Casa delle Donne di Milano. Ingresso libero, per accredito stampa:  comunicazione.ywn@gmail.com

sabato 25 aprile 2015

Vicine alla Palestina sofferente, e vicine alla Brigata ebraica

La Liberazione è gioia, pervasa di commozione e gratitudine per chi tanto si è sacrificato per noi. Siamo felici che questo Settantesimo della Liberazione sia stato degnamente celebrato ovunque. 
Qualcosa di indegno, però, è successo. A Milano un attacco ingiustificabile contro la Brigata ebraica:


Indegno perché è ingiustificabile scagliarsi contro partigiani ebrei in nome di una sofferenza oggi causata da scelte politiche - dunque da visioni politiche e strategie di governi, non dagli "ebrei" - e tantomeno se partigiani. Essere partigiani significa voler stare dalla parte della giustizia, voler essere fratelli e sorelle fra le persone: e dunque ferrei nel non lasciarsi mettere l'uno contro l'altro nell'interesse delle ideologie dittatoriali
Nessuno che partecipi a un corteo per la Liberazione può giustificare nessuna azione di odio contro qualcuno solo perché appartenente a un altro popolo o a un'altra religione; anche se il governo di quel popolo fa qualcosa che riteniamo ingiusto. 
Solidarietà alla Brigata ebraica dunque. Solidarietà alla Palestina sofferente, anche. 
E solidarietà soprattutto a tutti i palestinesi e a tutti gli ebrei che, nonostante l'immenso sforzo profuso dai rispettivi governi per accendere micce, cercano vie d'uscita all'odio.











venerdì 17 aprile 2015

Pechino, 20 anni dopo: un incontro internazionale a Milano

Vent'anni fa 30.000 donne giunsero a Pechino, da tutto il mondo, per confrontarsi sullo status dei diritti femminili e stabilire obiettivi per il futuro. Da quello storico incontro nacque la Piattaforma d’Azione che, ancor oggi, rappresenta su questi temi il documento politico più avanzato e consultato. 
Oggi nessuna organizzazione ha più sufficienti strutture e risorse per riproporre un confronto globale di quelle dimensioni. Il bilancio di questi 20 anni vede qualche progresso, ma soprattutto grandi arretramenti e attacchi frontali, alla condizione femminile, di straordinaria ferocia.
Di tutto questo, e di come organizzarsi per il futuro, le donne stanno parlando in tutto il mondo. A Milano se ne parlerà all'incontro che le amiche del Gruppo Internazionale della Casa delle Donne hanno organizzato presso il Comune, invitando donne da Paesi del Nord Europa come del sud del Mediterraneo, inclusi Paesi nordafricani coinvolti da primavere arabe e guerre.
Saranno presenti Peggy Antrobus (Canada/Barbados; fondatrice di DAWN, Development Altenatives with Women for a New Era), Berit As (Norvegia; fondatrice dell’Università delle Donne Nordiche ed ex parlamentare), Ahlem Belhadj (Tunisia, ex presidente dell’Associazione Tunisina Donne Democratiche, ATFD), Mona El Tahawi (Egitto, giornalista, sociologa e attivista per i diritti delle donne in Medio Oriente), Justa Montero (Spagna, coordinatrice del Tavolo Governativo ONG femministe spagnole) e Jasmina Tesanovic (Serbia, scrittrice, giornalista e regista, delle Donne in Nero di Belgrado).
Cercheremo di capire come il patriarcato – dicono le organizzatrici - nella sue forme antiche e in quelle più moderne, stia operando all’interno dei diversi Paesi. Ci chiederemo quali sono le strategie di “resistenza” messe in atto dalle donne, analizzandone diversità e comunanze.

Palazzo Marino, Sala Alessi; sabato 18 aprile 2015, h. 9,30 - 13.00 e 14.30 - 18.00

sabato 11 aprile 2015

A Milano per la 194: Sentinelli contro pseudo-devoti fascisti

Oggi a Milano i Sentinelli hanno risposto cantando Bella ciao al piccolo e arrogante corteo di controllori-del-corpo-delle-donne travestiti da devoti, che hanno sfilato tra ipocriti canti alla Madonna e più sincera esibizione di servizio d'ordine a cura dei nazisti di Forza Nuova (! - gente notoriamente pia).
Il pio corteo chiedeva nientemeno che l'abrogazione della legge 194.

Echissenefrega se poi gli aborti aumenteranno e diventeranno più cruenti, l'importante è ricacciare nel buco le donne e le loro scoccianti pretese di autodeterminazione.




Domani, domenica 12 aprile, nuovo appuntamento: h. 16,30 all'Arco della Pace, in difesa della prevenzione, del diritto di scelta, dei diritti sessuali di tutti e dell'autodeterminazione femminile.

giovedì 2 aprile 2015

Appello dell'Anpi al Prefetto: basta parate nazifasciste a Milano

L'ANPI ha promosso un appello, rivolto al Prefetto Francesco Paolo Tronca, al Questore Luigi Savina e al Sindaco Giuliano Pisapia, contro parate militari nazifasciste a Milano.
Questo il testo, sottoscritto da numerose associazioni democratiche:
"Non è più tollerabile che Milano debba assistere ogni 29 aprile alla parata nazifascista che da anni deturpa la nostra città strumentalizzando il ricordo dei tragici episodi, da noi duramente condannati, avvenuti 40 anni fa, con l'uccisione del giovane Sergio Ramelli. 
Il 29 aprile prossimo ricorrerà il quarantesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli; e l’esperienza degli anni passati lascia certamente presagire che tale pur legittima manifestazione di ricordo sarà il pretesto, come avvenuto in occasione delle manifestazioni precedenti, per frange di neofascisti di tutta Italia per inscenare l’ennesima parata militare con l’utilizzo e la magnificazione di simboli neonazisti e neofascisti.
Naturalmente non si vuole mettere in discussione il fondamentale principio di libertà di manifestazione del proprio pensiero sancito dall’art. 21 della nostra Carta Costituzionale. È altresì vero, tuttavia, che tale principio incontra limiti ben precisi e anch’essi sanciti per Legge laddove si risolva nella apologia del fascismo.
Tutti noi rivolgiamo un forte appello al Sindaco di Milano e invitiamo il Prefetto e il Questore perchè quest'anno, a soli 4 giorni dal Settantesimo della Liberazione, a 2 giorni dalla Festa del Primo Maggio e dall'inaugurazione di EXPO 2015, con la presenza di un nutrito numero di rappresentanze internazionali, non si ripeta questa grave offesa a Milano Città Medaglia d'Oro della Resistenza e venga impedita l'ennesima manifestazione di aperta apologia del fascismo che si porrebbe in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana e con le leggi Scelba e Mancino. 
Chiediamo pertanto, alla luce di quanto esposto, che la manifestazione e il corteo vengano vietati dalle Autorità competenti".
Milano, 23 marzo 2015

Sottoscrivono l'appello:
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Provinciale di Milano;
Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti - ANPPIA Milano;
Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna – AICVAS;
Associazione Nazionale Ex Deportati - ANED di Milano;
Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – ANPC;
Federazioni Italiane Associazioni Partigiane – FIAP Lombardia;
ACLI Milano; ARCI; Centro Puecher.
Camera del lavoro Metropolitana di Milano - CGIL;
CISL Milano Metropoli;
UIL Milano e Provincia;
Inoltre:
Partito Democratico Area Metropolitana di Milano;
Partito Comunista d'Italia - Milano;
Partito della Rifondazione Comunista - Federazione di Milano;
Sinistra Ecologia Libertà Milano - SEL.

mercoledì 1 aprile 2015

Al Fuori Salone di Milano il green design delle donne

E' in arrivo la settimana del Salone del Mobile; Milano sarà invasa dal Design in ogni quartiere. Per la prima volta al Fuori Salone l'evento dedicato al Green Design delle Donne: Natura Donna Impresa Verso Expo 2015; dal 13 al 19 aprile, al Nhow Hotel, in via Tortona 35.
Una selezione di circa 30 brand di critical fashion ed ecodesign tutti al femminile che nel Paese Italia rappresentano Imprese Illuminate. Natura Donna Impresa Verso Expo 2015 è l’evento dedicato al lavoro delle donne e che promuove l’imprenditoria green italiana. E’ l’evento che dal 2010 ha tracciato una parabola ascendente Verso Expo 2015: perché mette in rete donne che operano secondo principi di sostenibilità; che investono in Italia; che progettano in Italia; che sperimentano e fanno ricerca in Italia. 
Un evento che nasce per dare visibilità ai progetti illuminati di donne che, nonostante la crisi, producono buona economia, in Italia. Quest'anno, in vista dell’evento planetario Expo 2015 che vedrà protagonista Milano, Natura Donna Impresa Verso Expo 2015 presenta una preview imprendibileIl progetto, nato a Milano nel 2010 per sinergie tra donne artiste, artigiane, imprenditrici e designer che lavorano attraverso un percorso etico e green, fin dalla prima edizione è divenuto motivo di scambi eccellenti. Un osservatorio privilegiato nel settore del riciclo creativo grazie ad un’attenta selezione di brand emergenti e progetti di sostenibilità unici. Da non perdere.





mercoledì 25 marzo 2015

Federico Barakat, la sua morte e la sentenza ingiusta della Cassazione

Antonella Penati, la mamma del piccolo Federico, ricorrerà alla Corte Europea dei diritti dell’uomo perché in Italia non ha ottenuto giustizia per la morte del figlio e nemmeno la verità. Lo ha detto durante la conferenza stampa organizzata insieme al suo legale, Federico Sinicato e che si è svolta a Palazzo Marino,  il 23 marzo scorso.  Sono intervenute anche la giornalista Luisa Betti e Maria Serenella Pignotti, pediatra e medico legale.
Nei giorni scorsi sono state rese pubbliche le motivazioni della sentenza che ha assolto tre imputati per la morte di Federico Barakat: Elisabetta Termini, dirigente del servizio sociale, Nadia Chiappa assistente sociale e Stefano Panzeri, un educatore. Federico venne ucciso dal padre quando aveva a 8 anni, il 25 febbraio del 2009, durante una visita protetta, nella sede dei servizi sociali di San Donato Milanese. In quel momento era stato lasciato solo nella stanza col padre che lo colpì con diverse coltellate e poi gli sparò. Fu una morte annunciata che si compì dopo un lungo calvario lastricato dalla distorsione delle risposte istituzionali. La mamma Antonella si era rivolta allo Stato per chiedere protezione per sé e il figlio, perché subiva violenze e minacce dall’ex marito che faceva anche uso di droghe; ma invece di ricevere aiuto si vide sottratta la potestà genitoriale che venne esercitata dal servizio sociale affinché vigilasse “nel tentativo di garantire un recupero ed un sereno svolgimento del rapporto tra genitore e figlio"
Nel 2007 il dottor Parrini, CTP di Antonella Penati, aveva informato il servizio sociale della pericolosità di Jok Barakat, chiedendo una restrizione delle visite. Ma la sua  perizia venne ignorata e addirittura il servizio sociale, in capo a due anni, nonostante le violenze non fossero cessate concesse un ampliamento dei tempi di visita tra padre e figlio,   programmando persino un viaggio all’Aquarium di Genova. Le Istituzioni rimossero completamente la violenza e non fecero alcuna valutazione sulla pericolosità del padre di Federico. In una distorta logica degna di un processo kafkiano, Antonella si sentì accusare dai servizi sociali di essere una madre ansiosa, una iperprotettiva che ostacolava la relazione tra padre e figlio: la mamma isterica fu così minacciata di perdere la custodia del figlio se avesse osteggiato le visite protette. Anche la paura di Federico fu ignorata. Tre giorni prima di morire, il bambino sognò che il padre lo uccideva e che degli gnomi malvagi lo portavano su una nuvola: un sogno che rivela l'emergere dall'inconscio dell’angoscia profonda che lo tormentava da tempo. Ma l'origine oggettiva di queste ansie non fu riconosciuta: per negarla venne invocata la Pas, la inesistente sindrome di alienazione parentale (mai inserita del DSM) che parte dall'assunto, come fosse un dogma, che un bambino che teme il padre debba essere manipolato da una madre malevola e iperprotettiva, che mette l'altro genitore in cattiva luce. Lo scorso novembre il Tribunale civile di Milano ha con una sentenza dichiarato che la Pas non esiste - ma purtroppo quella  sindrome inesistente è diventata una sorta di ideologia che entra ancora nei tribunali  con altre "etichette". Quanto peso ebbe la teoria della Pas in questa vicenda?
Antonella Penati, che nel frattempo ha fondato l'associazione Federico nel cuore per ottenere maggiori tutele dei minori, ha chiesto che venga istituita una Commissione d’inchiesta bicamerale per valutare il comportamento delle istituzioni nei casi di violenza e maltrattamento familiare e anche come vengano applicate le leggi di contrasto alla violenza contro donne e minori, le convenzioni internazionali e le procedure di affido coatto. In Senato giace da tempo un  disegno di legge per istituire una commissione, proposto dalla senatrice Valeria Fedeli, e sottoscritto trasversalmente dalle forze politiche che ancora non è stato discusso e che potrebbe essere un buon strumento per valutare se ci sono smagliature nel sistema di intervento a sostegno delle vittime di violenza perché non ci siano più donne ri-vitimizzate e inascoltate come è accaduto ad Antonella Penati.

A sei anni dalla morte di Federico la Cassazione sentenzia che i servizi sociali non furono responsabili perché nel provvedimento del tribunale dei minori «non derivava dalla necessità di tutelare l’incolumità fisica del bambino ma dall’esigenza di garantire un adeguato sviluppo del minore in presenza di genitori inadeguati, e che entro tale confini doveva essere interpretato l’ambito di controllo demandato dall’ente pubblico», e ancora  che «le finalità protettive eranounicamente – al sostegno educativo e psicologico del bambino, a fronte della esasperata conflittualità della coppia genitoriale».  Come se fosse possibile scindere un adeguato sviluppo del minore dalla tutela della sua vita. Nelle motivazioni di quella sentenza pesa come un macigno l’assenza della parola violenza. Il riferimento continuo e fuorviante alla  “conflittualità” invece che alla violenza,  è un’offesa alle vittime che non hanno ricevuto nemmeno la restituzione di una reale ricostruzione dei fatti. L'atto di rimozione della violenza, delle denunce e della perizia sulla pericolosità del padre di Federico sgombra comodamente il campo da qualunque ipotesi di negligenza del servizio sociale che perseverò ostinatamente nell’assurdo progetto di far conoscere a Federico “la parte buona del padre".  Ma quella parte buona non c’era più e chissà da quanto  tempo.
@nadiesdaa

mercoledì 18 marzo 2015

I veri Centri antiviolenza sono soltanto quelli delle donne per le donne

Ho fondato insieme ad altre, nel 1986, il Gruppo Promotore che avrebbe portato al primo centralino in Italia per le donne maltrattate e successivamente al progetto compiuto: La casa delle donne maltrattate [chi parla è Marisa Guarneri, ndr]. Eravamo nell’Udi di Milano. Quasi contemporaneamente il Centro Documentazione Donne di Bologna promuoveva il Gruppo di Ricerca contro la violenza alle donne che avrebbe portato alla prima Casa di Ospitalità ed all’associazione Casa delle donne per non subire violenzaProgetti nati dal desiderio di donne, gestiti ed aperti solo alle donne, fondati sul volontariato e sulla metodologia dell’accoglienza elaborata a Milano e poi diffusa in tutta Italia, nei centri delle donne che via via sorgevano come funghi.
Oggi si mette in discussione, nelle proposte del governo e nelle Regioni, questa realtà cresciuta negli anni e che oggi si chiama D.i.Re Donne in rete contro la violenza, rete che raccoglie Centri antiviolenza italiani. Gli obiettivi sono chiari: dare sempre più spazio alle iniziative istituzionali come Pronto soccorsi, consultori, sportelli comunali e provinciali, ambiti pubblici che si occupano di Pari Opportunità. La vera storia ce la raccontano i consultori milanesi che conosciamo bene e che sono partiti dalle lotte delle donne e che poi sono diventati Consultori per le  famiglie.
La cartina di tornasole di questa operazione politica sono i finanziamenti pubblici, che ancora dobbiamo vedere e che vengono passati attraverso le Regioni. In Lombardia, apripista e laboratorio di politiche regressive per le donne, esiste una legge regionale che le donne dei Centri antiviolenza hanno contribuito ad ottenere, ma che non ci piace moltissimo, proprio perché ambigua nella definizione di Centro antiviolenza.
Le lobby di potere qui, hanno pesato più dei bisogni delle donne. Insomma nella gestione di questa legge, la giunta Maroni sta facendo pesare volontà di controllo nell’accoglimento delle donne in difficoltà ed il tentativo di condizionare i Centri antiviolenza della Lombardia sotto la stretta delle difficoltà economiche dei Centri stessi. 
Abbiamo protestato il 12 marzo 2015 in un sit-in davanti al principesco nuovo Palazzo della Regione e continueremo a protestare. Ma quel che più conta è vigilare perché i finanziamenti dedicati ai Centri antiviolenza non spariscano o diventino solo patinate campagne informative, o sovvenzioni per Enti formativi che dovrebbero formare le operatrici dei Centri antiviolenza. Come dire “insegniamo ai gatti ad arrampicarsi”. Questa è una questione nazionale di enorme importanza, su cui tutte le democratiche e i democratici dovrebbero impegnarsi. E’ in gioco la libertà delle donne e la vita delle donne che subiscono violenza.
di Marisa Guarneri - presidente onoraria della Casa delle donne maltrattate di Milano

lunedì 23 febbraio 2015

Alla Casa delle Donne: incontro con donne palestinesi, cercando giustizia e pace

Alla Casa delle Donne di Milano si approfondisce il tema delle relazioni femminili al fine di tentare, a partire dall'incontro fra donne di diversi paesi e realtà, un inizio di dialogo fra paesi o popolazioni in conflitto. 
Le donne, da moltissimo tempo protagoniste di sforzi di pace - benché i loro sforzi sembrino inesorabilmente destinati a fallire, non si arrendono all'ineluttabilità della guerra. 
E' in questo contesto che è stato organizzato, per giovedì 26 febbraio, anche l'incontro con Sondos Azza e Najwa Amro, due donne palestinesi che vivono nella vecchia città di Hebron, la cui strada principale è stata chiusa, dal governo israeliano, dopo il massacro del 1994.


E' Shuhada Street: l’arteria principale di Hebron-Al Khalil, città palestinese della Cisgiordania. Dal 1967 , in seguito all'insediamento nella città di coloni ebrei, Hebron è divisa in due zone separate: la H1, amministrata dall’Autorità Nazionale Palestinese, e la H2, controllata dalle forze armate israeliane.
Il 25 febbraio 1994 un colono che proveniva da Brooklyn (Baruch Goldstein), irruppe nella Moschea Ibrahimi (o Moschea di Abramo), nel cuore di Hebron, e iniziò a sparare sui fedeli con un fucile d’assalto, riuscendo a massacrarne 29 prima di essere linciato dai sopravvissuti. Seguirono proteste, in Cisgiordania, durante le quali furono uccise, dalle forze di sicurezza israeliane, altre decine di palestinesi. Da allora la via è interdetta alla circolazione dei veicoli arabi; e addirittura, dal 2000, l’accesso è proibito anche ai pedoni palestinesi. Questo è Apartheid. Sondos e Naiwa sono in Italia per presentare la quinta edizione di “Open Shuhada Street”, campagna internazionale non violenta che ha lo scopo di ridare ai palestinesi il diritto di usare la strada principale di Hebron, chiusa dal governo israeliano dopo il massacro del 1994.
Sondos è una giovane attivista del movimento “Giovani contro gli insediamenti YAS”, studentessa; Naiwa lavora con le associazioni di donne; ha marito e tre fratelli in carcere. 
26 febbraio 2015, Casa delle Donne, Via Marsala, 8 (MM Moscova); organizzato in collaborazione con Assopace Palestina e Comunità palestinese di Lombardia